Accompagnare, discernere, integrare

Indicazioni per la recezione del cap. VIII di “Amoris Laetitia”

Noi vescovi delle Chiese locali dell’Emilia Romagna rendiamo grazie al Signore per il recente percorso sinodale sulla famiglia raccolto nell’esortazione Amoris Laetitia (AL) che papa Francesco ha offerto a tutta la Chiesa e desideriamo esprimere la nostra profonda gratitudine e vicinanza a tutte le famiglie: a quanti, sentendosi chiamati, si stanno preparando a celebrare il loro matrimonio; alle famiglie che ogni giorno lo vivono nella fedeltà; a quanti sono in condizioni difficili per le avverse condizioni economiche, per la perdita del lavoro, per disgrazie e lutti; a chi patisce le ferite della lacerazione e della separazione; a chi vive situazioni «di fragilità e di imperfezione» (AL 296).

  1. La bellezza del matrimonio cristiano, via di santità

Intendiamo in primo luogo riaffermare la bellezza e intangibilità del matrimonio sacramentale, via di santità proclamata costantemente dal magistero e ribadita da papa Francesco. Infatti «come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado morale e umano. Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire. Certo, non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ciò potessimo cambiare qualcosa. Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità. Ci è chiesto uno sforzo più responsabile e generoso, che consiste nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro» (AL 35). Ribadiamo che è possibile vivere il matrimonio in pienezza con l’aiuto della grazia sacramentale, della preghiera e della cura pastorale. Siamo riconoscenti alle famiglie cristiane che testimoniano l’amore sponsale e a quanti rimangono fedeli al matrimonio, nonostante le separazioni, talvolta in modo eroico.

  1. La «via caritatis»

Sulla via rilanciata da AL si sviluppa l’impegno di noi vescovi insieme alle nostre Chiese locali. E proprio su questa via intendiamo offrire percorsi e opportunità di discernimento alla comunità cristiana, per la riscoperta e l’annuncio del vangelo del matrimonio, per la crescita dell’amore degli sposi e per l’accompagnamento dei giovani al matrimonio; a chi opera con e per le famiglie – presbiteri, sposi, persone consacrate, laici, esperti – e, in forma particolare, a quanti chiedono di essere accolti e accompagnati a discernere e integrare la loro condizione familiare di separati e divorziati risposati o divorziati conviventi. Questa è la «via caritatis» (AL 306) che vogliamo percorrere insieme. Il nostro atteggiamento aiuterà tanti a mettersi in questione e a fare una nuova scoperta dell’amore di Dio nella propria situazione. Con questo intento ci riferiamo ora al cap. VIII di AL, per una sua piena recezione nella nostra Regione.

  1. Per un cammino di carità e verità

Alcune persone – anche sollecitate dalla pubblicazione di AL – si rivolgono alla Chiesa presentando la loro condizione di divorziati risposati o divorziati conviventi: interrogandola sul grado della loro appartenenza alla comunità, sulla loro idoneità ad assumere il compito di padrini o madrine, sulla possibilità di essere riammessi alla comunione eucaristica. Ringraziamo il Signore per questi incontri, consapevoli che l’intera comunità cristiana è chiamata a maturare un cammino di accoglienza, coniugando carità e verità, senza scadere nei facili estremismi di un lassismo che legittimi ogni situazione e di un rigorismo che condanni le persone. Per questo ci sembra importante indicare gli elementi essenziali sui quali le nostre Chiese locali possano delineare dei percorsi che si concretizzino in proposte diocesane, vicariali o parrocchiali e siano di aiuto al discernimento proposto da sacerdoti e operatori pastorali nelle singole situazioni.

  1. L’accoglienza iniziale

È indispensabile prima di tutto che i singoli e le coppie che chiedono aiuto alla Chiesa incontrino persone capaci di accoglienza: i sacerdoti, i consacrati, altre coppie oppure esperti disponibili. Il primo contatto può avvenire attraverso strade diverse e anche occasionali, ma è certamente essere utile disporre in ogni diocesi la possibilità di inviare i richiedenti ad una équipe di persone preparate e incaricate dal vescovo per questo percorso, in stretta collaborazione con l’ufficio diocesano per la famiglia e con il Tribunale ecclesiastico. La varietà delle situazioni è talmente ampia, che non si può immaginare un percorso iniziale uguale per tutti e nemmeno ipotizzare una casistica dettagliata. È bene chiarire fin dall’inizio del percorso che l’obiettivo del cammino non è di per sé quello di riammettere i richiedenti all’assoluzione sacramentale e quindi alla comunione eucaristica e che non vi sono tempistiche prestabilite o prove da superare. È un percorso, non un corso. L’obiettivo è invece quello di illuminare la coscienza delle persone, per aiutarle a farsi un retto giudizio circa la loro situazione. «Si tratta di un itinerario di accompagnamento e di discernimento che orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio» (AL 300).

  1. Criteri di verifica per il cammino

Da AL 298-300 possiamo ricavare alcuni criteri sui quali compiere il discernimento per giungere a una coscienza illuminata. Alcuni riguardano la prima unione, quella sacramentale: 1) gli sforzi per salvare il matrimonio; 2) la responsabilità nella separazione (voluta oppure subìta); 3) la certezza soggettiva “in coscienza” che il primo matrimonio è nullo; 4) la possibilità o meno di sanare la separazione; 5) il comportamento verso i figli quando l’unione è entrata in crisi; 6) gli eventuali tentativi di riconciliazione; 7) l’interesse per la situazione del partner abbandonato. Altri criteri riguardano la seconda unione: 1) il consolidamento nel tempo; 2) la presenza di figli e il loro bene; 3) la dedizione; 4) l’impegno cristiano; 5) la consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione; 6) la possibilità o meno di tornare indietro senza cadere in nuove colpe; 7) l’impatto della nuova relazione sul resto della famiglia, sulla comunità dei fedeli e sui giovani orientati al matrimonio.

  1. La verifica canonica e l’accompagnamento consultoriale

Chi tiene i primi contatti cercherà di valutare l’esistenza effettiva del vincolo matrimoniale. Dove possibile, le persone richiedenti saranno indirizzate al Tribunale ecclesiastico, le cui procedure sono state riformate e semplificate da papa Francesco nel documento Mitis Iudex Dominus Iesus (15 agosto 2015), per verificare le possibilità e le condizioni di un cammino di riconoscimento della nullità del precedente matrimonio. Sarà poi utile, da parte di coloro che accompagnano i richiedenti, consigliare un percorso in un Consultorio familiare di ispirazione cristiana, soprattutto nel caso in cui sussistano risentimenti nei confronti del primo coniuge o qualora le ferite affettive, inevitabilmente legate all’esperienza della separazione, si mostrino ancora aperte e influiscano sulla nuova unione. Il rasserenamento nei confronti del coniuge dal quale ci si è separati è necessario anche per poter compiere un cammino autentico di conversione e di penitenza.

  1. Percorso personale con un sacerdote

Il cammino dovrà incrociare costantemente la parola di Dio, cioè il Vangelo proclamato e vissuto nella Chiesa. A questo scopo è necessario che le persone in cammino siano accompagnate da un sacerdote, che periodicamente li aiuti a confrontarsi con la persona e l’insegnamento di Gesù, “volto della misericordia” del Padre, che chiama a percorrere la via stretta dell’amore.«Il colloquio col sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere» (AL 300). Ogni sacerdote, ogni confessore, può accostare e accompagnare le coppie e le persone che si rivolgono a lui, ricordando che non agisce mai “in proprio”, ma sempre con la Chiesa e nella Chiesa e può egli stesso rimandare le persone richiedenti ad altri confratelli; vi sono infatti situazioni che possono richiedere al sacerdote più tempo a disposizione e maggiori conoscenze e a volte vi sono da parte dei fedeli esigenze di riservatezza e di maggiore facilità nel dialogo con alcuni rispetto ad altri.

  1. Percorso comunitario e con una équipe

è auspicabile che si rendano accessibili dei gruppi dove il confronto con la parola di Dio possa avvenire nella comunicazione reciproca tra i partecipanti; la dinamica di gruppo permette di far circolare esperienze e di arricchirsi a vicenda, mettendo a confronto con il Vangelo i propri percorsi di vita. Molti gruppi esistono e operano già con frutto nelle nostre comunità, coinvolgendo anche persone, coppie e famiglie ferite dalla separazione. è comunque opportuno preparare nelle diocesi, come sopra accennato, anche équipes di presbiteri, consacrati, laici e coppie-guida che siano disponibili – sotto la cura diretta o indiretta del vescovo – a questo servizio specializzato, senza che questo possa sostituire l’accompagnamento personale da parte di un sacerdote.

  1. Il discernimento sui rapporti coniugali

La possibilità di vivere da “fratello e sorella” per potere accedere alla confessione e alla comunione eucaristica è contemplata dall’AL alla nota 329. Questo insegnamento, che la Chiesa da sempre ha indicato e che è stato confermato nel magistero da Familiaris Consortio 84, deve essere presentata con prudenza, nel contesto di un cammino educativo finalizzato al riconoscimento della vocazione del corpo e del valore della castità nei diversi stati di vita. Questa scelta non è considerata l’unica possibile, in quanto la nuova unione e quindi anche il bene dei figli potrebbero essere messi a rischio in mancanza degli atti coniugali. È delicata materia di quel discernimento in “foro interno” di cui AL tratta al n. 300.

  1. Un servizio comunitario

Non potrà mancare, almeno ad un certo punto del percorso, l’esperienza di un servizio nell’ambito di una comunità cristiana. Si potranno proporre servizi connessi alle attività caritative ed assistenziali, all’animazione oratoriale e sportiva, al canto e alla musica e così via. Questo impegno fa crescere sia coloro che lo assumono, sia la comunità cristiana; i primi potranno sperimentare la vita concreta di una comunità, con le sue ricchezze e i suoi limiti, e questa a sua volta si renderà conto che alcuni fratelli e sorelle stanno percorrendo un cammino di pieno reinserimento al suo interno, sensibilizzandosi alla loro condizione e favorendo anche la preghiera per loro.

  1. Significato dell’eventuale riammissione ai sacramenti

Nel caso in cui il percorso sfoci nella richiesta di riammissione ai sacramenti, sarà opportuno stabilirne le modalità, per evitare da una parte situazioni conflittuali e scandali e dall’altra la sensazione che la riammissione rappresenti una questione privata e una sorta di “eccezione” concessa ad alcuni (cf. AL 300). In ogni caso, è opportuno che la comunità nella quale i richiedenti si sono riaffacciati e hanno svolto un servizio, partecipi in qualche misura alla loro piena reintegrazione.

  1. Gratitudine alle famiglie, ai presbiteri, ai consacrati

La vita delle famiglie sta a cuore alla Chiesa e a noi vescovi che, grati per la famiglia nella quale siamo stati generati ed educati, vogliamo procedere insieme con commossa vicinanza e umile premura a tutte le famiglie, in modo particolare a chi vive con fatica, sente il dolore delle ferite e chiede sostegno per rinnovare fedeltà e speranza. Vogliamo esprimere la nostra gratitudine anche ai presbiteri, ai consacrati e a tutti coloro che camminano con le famiglie e ne accompagnano i momenti gioiosi e faticosi. La famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria ci indichi la strada e ci accompagni.

I Vescovi dell’Emilia Romagna

Bologna, 15 gennaio 2018

SE Mons. Perego incontra L’Ufficio e la Commissione famiglia

 

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“Oggi mi fermo a casa tua”

Laboratorio per famiglie: “Oggi mi fermo a casa tua”

COSTRUIAMO INSIEME IL CALENDARIO DELL’AVVENTO.

CERCASI FAMIGLIE CON BIMBI DA 0 A 10 ANNI CON TANTA VOGLIA DI NATALE!!!

Anche quest’anno l’Azione Cattolica in collaborazione con l’Ufficio Famiglia propone il laboratorio di costruzione del calendario dell’Avvento.

Inizia infatti tra poco, per la Chiesa, un periodo particolarmente ricco di emozione e denso di significati. È l’attesa, la preparazione, il cammino verso il giorno del Natale di Gesù. Per i cristiani è un percorso di preghiera, allenamento, preparazione dello spirito, gesti d’amore quotidiani per giungere insieme al giorno del ricordo della venuta di Gesù tra gli uomini. E per le nostre famiglie cosa rappresenta? Per i nostri bambini? È importante raccontare ai nostri figli, fin da piccolissimi, cosa è avvenuto a Maria, Giuseppe e come è nato Gesù, fatto uomo per noi. Avvento e Natale sono l’occasione più bella per fare catechesi con i nostri bimbi, in famiglia. Quindi il periodo che precede la festività (Avvento), può diventare periodo di catechesi familiare speciale, tutta da scoprire e da sfruttare. Il Calendario d’Avvento è un modo per aiutare i bimbi a comprendere il passare del tempo, dei giorni e soprattutto è una bella idea pratica per accompagnare i piccoli, giorno dopo giorno, ad accogliere Gesù che viene tra noi e tra le nostre famiglie. In commercio ce ne sono a decine, ma vogliamo proporvi di costruirne uno insieme, molto particolare e di grande valore, perché fatto con le nostre mani e quelle dei nostri bambini. E magari possiamo proporlo ai nostri gruppi familiari e di catechismo parrocchiali!!! Sarà uno strumento valido per imparare e pregare insieme, nella nostra casa, tra le cose del quotidiano; ci aiuterà a trovare un piccolo spazio fisico e di tempo, ogni giorno, in cui genitori, figli, nonni “staranno insieme e insieme a Gesù che viene”.

Per questo vi invitiamo ad un pomeriggio di Spiritualità Familiare, un laboratorio di costruzione del Calendario dell’Avvento dal titolo “Oggi mi fermo a casa tua”, per famiglie con bambini da 0 a 10 anni che quest’anno si terrà per la prima volta contemporaneamente in tre punti della nostra diocesi. L’appuntamento è quindi per DOMENICA 26 NOVEMBRE alle ore 15:30

a Ferrara, presso Casa Bovelli, via Montebello 8, nella sede dell’Azione Cattolica

a Comacchio, presso Teatro della Scuola dell’Infanzia Nostra Signora di Lourdes

a Vigarano, presso la Parrocchia di Vigarano Pieve (nella chiesa provvisoria), via Mantova, 120

Ogni famiglia porterà con sé attrezzi utili per bricolage e per piccolo decoro (scotch di carta, colla stick, forbici, colori vari, carta velina, nastri, carta da pacchi, materiale per decorare es. bottoni, perline….). Finiremo poi con una bella merenda tutti insieme condividendo quanto ciascuno porterà!!!

Chi intende partecipare, comunichi la propria adesione agli organizzatori entro lunedì 20 novembre (per Ferrara: mail eugenioechiara@libero.it o cellulare 3289048415; per Comacchio: mail cristina_roberto2005@libero.it o cellulare 3401048341; per Vigarano mail albo.bizzi@alice.it o cellulare 3471081524)

La locandina dell’evento da diffondere

 

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MUM DAD & KIDS Iniziativa dei cittadini europei per il matrimonio e la famiglia

Mancano pochi giorni alla conclusione…

Vi invitiamo a sottoscrivere l’iniziativa e promuoverla. Sul sito di MUM DAD & KIDS trovate la possibilità di firmare online (tenete a portata di mano un documento d’identità valido) e i moduli per la raccolta firme cartacea (assicuratevi prima della stampa che si tratti del modello previsto per l’Italia).

LA TUA FIRMA FA LA DIFFERENZA!

LE GENERAZIONI DEI BAMBINI DEL FUTURO CONTANO SUL TUO SUPPORTO. PER LORO CONTO, GRAZIE!

MUM, DAD & KIDS chiede di partecipare a un’iniziativa ‘dei cittadini europei’ (ECI) che viene costruita in modo da tener conto della volontà dei cittadini dei 28 Stati membri.

Per molte persone privare coscientemente un figlio di un padre o di una madre, e probabilmente di parentela, è sia ingiusto che artificiale. E ‘essenziale rispettare il matrimonio tra un uomo e una donna, e dei legami che legano il padre, la madre e il figlio.

Aiutaci a raggiungere un alto numero di firme e sostieni il nostro appello per un forte segnale politico nei confronti delle Istituzioni Europee.

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