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#versolaltRo

Fidanzato, morosa, tipo, il mio lui, lei…come identificare quel tempo in cui una coppia si incontra, si piace, inizia a scoprire l’altro e la bellezza di viverlo insieme? In attesa del Natale vi facciamo una proposta. Vivere l’avvento insieme attraverso l’incontro con la Parola di Dio ed una sfida quotidiana da accogliere in coppia e trasformarla in un nuovo modo di comunicare tra voi!

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VI ASPETTIAMO!

Hanno scelto la vita

Preghiera d’avvento in famiglia o in comunità

proposta dalle sorelle Carmelitane Scalze del Monastero S. Teresa Trasverberata di Ferrara ispirata alla vita e agli scritti dei coniugi Martin

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Luigi e Zelia Martin genitori di S. Teresa di Gesù Bambino

Luigi e Zelia Martin, genitori di S. Teresa di Gesù Bambino, canonizzati da papa Francesco il 18 ottobre 2015, sono i primi sposi ad aver raggiunto insieme la santità ufficialmente riconosciuta.

Nati rispettivamente a Bordeaux nel 1823, e a S. Denys sur Sarthon (Alençon) nel 1831, in famiglie borghesi di solidi principi cristiani; ben preparati ed avviati professionalmente (lui come orologiaio, lei come fabbricante–imprenditrice di merletti d’Alençon), avevano avvertito entrambi l’attrattiva della vita religiosa. Luigi aveva fatto una prova presso i Padri del Gran San Bernardo, ma non era stato ammesso nell’Ordine per difficoltà inerenti allo studio; Zelia aveva sognato di seguire la sorella visitandina nella scelta della vita consacrata ed aveva avuto un colloquio con le Figlie della Carità, ricevendone un rifiuto. Poi l’incontro casuale sul ponte San Leonardo, con il misterioso presentimento di Zelia, e il fattivo interessamento della madre di Luigi, li avevano portati alla conoscenza, alla stima e comprensione reciproci, all’affetto profondo, fino a giungere al matrimonio, celebrato nella notte tra il 12 e il 13 luglio 1858 ad Alençon. Ma qui erano iniziati i problemi… Zelia ignorava tutto del mistero della vita; la rivelazione fattale dal marito fu per lei uno choc emotivo. Luigi Martin l’addolcì, proponendole di vivere come fratello e sorella. Questo preludio verginale durò una decina di mesi e in questo periodo i due sposi adottarono un bambino loro parente, orfano di madre. Più tardi, pacificatasi l’emozione e facendosi più vivo il desiderio di avere figli per dedicarli a Dio, fu sufficiente il consiglio del direttore spirituale perché gli sposi vivessero pienamente il loro matrimonio. Seguiamo l’evoluzione del loro rapporto, stralciando dalle lettere di Zelia:

“…il giorno del mio matrimonio sono stata a trovare mia sorella nel suo monastero e lì ho pianto tutte le mie lacrime… Luigi mi comprendeva e mi consolava del suo meglio, poiché aveva gusti simili ai miei; credo anzi che il nostro reciproco affetto proprio così sia aumentato. I nostri sentimenti sono sempre stati all’unisono ed egli è stato per me un consolatore ed un sostegno”.

Nella stessa lettera Zelia continuava:

Ma quando abbiamo avuto i nostri figlioli, le nostre idee sono un po’ cambiate. Non vivevamo più che per loro, questi erano la nostra felicità…”. 

 Con il passar degli anni l’amore e la confidenza reciproca tra i due sposi si facevano sempre più vivi. Rivolgendosi al marito lontano, Zelia scriveva:

“…quando riceverai questa lettera sarò occupata a mettere in ordine il tuo banco di lavoro; non ti dovrai irritare, non perderò nulla, nemmeno un vecchio quadrante, né un pezzetto di molla, insomma niente, e poi sarà tutto pulito sopra e sotto! Non potrai dire che ho soltanto cambiato di posto alla polvere, perché non ce ne sarà più… Ti abbraccio di tutto cuore; oggi sono tanto felice al pensiero di rivederti che non posso lavorare. Tua moglie che ti ama più della sua vita”.

Pur impegnata in una intensa attività commerciale, nella quale si distingueva anche come datrice di lavoro onesta e generosa, Zelia ebbe la felicità di dare al suo Luigi nove figli, quattro dei quali morti in tenerissima età. Pensando a questi suoi angioletti, ella scriveva alla cognata:

Quando ho chiuso gli occhi ai miei cari piccoli bambini e li ho seppelliti, ho provato un grande dolore, a cui mi sono tuttavia rassegnata. Non rimpiango le pene e le preoccupazioni che avevo dovuto patire per loro. Molti mi dicevano: – Sarebbe stato meglio non averli mai avuti – . Non potevo sopportare questo linguaggio. Non trovavo affatto che le pene e le preoccupazioni potessero essere messi sulla bilancia con la felicità eterna dei miei figli. Inoltre essi non erano perduti per sempre; la vita è corta e piena di miserie… li si ritroverà lassù. E’ soprattutto alla morte del primo che ho sentito vivamente la felicità di avere un figlio in Cielo. Perché il buon Dio mi ha provato in modo sensibile che aveva gradito il mio sacrificio. Io ho ottenuto, con la mediazione di questo piccolo angelo, una grazia straordinaria… Vedete, cara sorella, che è un grande bene avere dei piccoli angeli in Cielo, ma non è meno penoso per la natura perderli: sono queste le grandi pene della nostra vita”.

Con le cinque bimbe rimaste gli esemplari genitori avevano costituito una famiglia unita e serena; le piccole si sentivano amate e desiderate e nasceva spontaneamente in loro il desiderio di far piacere a Gesù e ai genitori.

Ma le preoccupazioni non mancavano a questi coraggiosi genitori: ricerca di nutrici, angosce per la salute dei bambini, attenzione vigilante per preservare le figlie da relazioni poco convincenti, sacrificio per la separazione dalle due maggiori, in collegio per motivi di studio. Leonia, la terzogenita, una natura difficile e malaticcia, anche se capace di slanci di generosità, era quella che creava più problemi ai genitori. Venne espulsa due volte dal pensionato della Visitazione, dove la madre sperava potesse correggersi sotto la buona influenza della sorella. Zelia aveva cercato di portare a sé la piccola con la pazienza, la persuasione e la dolcezza.

Colpita da tumore al seno, allora inoperabile, Zelia aveva reagito in modo sereno ed energico, tutta penetrata dalla fede in Dio e dal desiderio di risparmiare angosce ai suoi cari. Così si esprimeva nelle sue lettere:

Il buon Dio mi fa la grazia di non spaventarmi; sono tranquillissima, mi sento quasi felice, non cambierei la mia sorte con nessun’altra. Se il buon Dio mi vuole guarire, sarò contentissima, perché in fondo desidero vivere. Mi costa lasciare mio marito e le mie figliole. Ma d’altra parte mi dico: – Se non guarirò è forse perché per loro sarà più utile che io me ne vada… – . Intanto farò tutto il possibile per ottenere un miracolo; conto sul pellegrinaggio a Lourdes, ma se non sarò guarita, cercherò di cantare lo stesso”.

Il ritorno ad Alençon segnò l’inizio della fase finale della malattia. Sempre dimentica di sé, Zelia cercava di sollevare i suoi cari. Scriveva alla figlia:

Tuo padre è stato molto sorpreso di vedermi ritornare così allegramente, come se avessi ottenuta la grazia desiderata; questo gli ha ridato coraggio e ha riportato il buon umore in casa”.

Anche quando le sofferenze si faranno più acute non vorrà disturbare gli altri, in particolare le bambine, e si installerà da sola nella camera di Leonia. Maria la sentiva gemere durante le sue insonnie:

O Voi che mi avete creata, abbiate pietà di me!”.

E quando ci si alzava per aiutarla, mostrava uno stupore doloroso:

Perché dovete disturbarvi, quando non c’è niente da fare?”.

La morte la colse all’alba del 28 agosto 1877.

Rimasto solo, il signor Martin si era trasferito a Lisieux, per poter assicurare alle ancor giovani figlie l’assistenza della zia e la compagnia delle cugine. Iniziava così, nella graziosa villetta dei Buissonnets, una vita serena e devota, segnata però da una progressiva riduzione dei componenti il nucleo famigliare: le ragazze infatti, una dopo l’altra, prendevano la strada per il Carmelo, sostenute dal padre, che, pur soffrendone, confidava ad un amico:

Dio mi fa un grande onore prendendo tutte le mie figlie per sue spose”.

Molto amante dei viaggi, il Signor Martin, che già aveva fatto visitare alle figlie le bellezze di Parigi, nel 1887 si era recato a Roma, per il giubileo sacerdotale di Leone XIII, recando con sé Celina e Teresa. Quest’ultima aveva allora domandato al Papa di potere entrare al Carmelo a soli quindici anni. Dopo l’ingresso in monastero della figlia più piccola, si erano manifestati in Luigi i primi sintomi di una malattia cerebrale degenerativa. Il progressivo peggioramento, segnato anche da episodi drammatici ed umilianti, aveva costretto i parenti ad internarlo in una clinica psichiatrica. Era stata questa l’ultima, grande prova, subita da un uomo che, fino ad allora rispettato e considerato un patriarca, si era visto relegare in una della categorie sociali a quel tempo più disprezzate, quella degli alienati mentali, mentre le sue figlie venivano accusate, nei pettegolezzi che si facevano in città, di esserne stata la causa, avendolo abbandonato, una dopo l’altra, per abbracciare la vita religiosa. Ma tutto il signor Martin aveva accolto con amore ed eroico spirito di fede, dando prova, nei momenti di lucidità, di possedere un’autentica santità. Perduto l’uso delle gambe e riportato in famiglia, amorevolmente assistito da Celina, era spirato il 28 luglio del 1899, lasciando in Teresa la dolcissima impressione di ritrovare, dopo i sei anni di malattia, colui che dal cielo avrebbe vegliato, come potente intercessore, sulla sua vertiginosa scalata alla santità.

le carmelitane scalze di Ferrara

Il nostro amico Maurizio è tornato alla casa del Padre

Maurizio e Alice Marchetti si sono conosciuti in FUCI nel 1966 e sposati nel 1973.

Da sempre desiderosi di trovare la possibilità di vivere più pienamente il Sacramento del Matrimonio , nel 1979 hanno partecipato al primo Weekend da cui è partito “Incontro Matrimoniale” in Italia e considerato questo come un dono di Grazia del Signore. E subito, soprattutto Maurizio, hanno cercato di farlo conoscere non solo nella nostra provincia.

Già nel 1979 su richiesta di alcune coppie di fidanzati della Parrocchia dell’Immacolata hanno “inventato” delle serate di preparazione al matrimonio quando ancora non se ne parlava.

E da allora numerosissimi sono stati i corsi per fidanzati che hanno tenuto insieme ad altri sposi e al Sacerdote e i gruppi di sposi che hanno animato.

Sono stati responsabili dell’Ufficio di Pastorale Familiare, organizzando le Giornate Diocesane della Famiglia con l’intento che le diverse realtà di associazioni e movimenti potessero camminare insieme per costruire coppie più forti, solide e amorevoli, pur ognuno col proprio carisma e come dice S. Paolo “amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda”.

Hanno collaborato strettamente con Mons. Carlo Caffarra fino al 2003, quando è stato inviato a Bologna.

Fanno parte della Commissione Famiglia diocesana e sono stati per tanti testimoni dell’amore di coppia, curato e fatto crescere, pregando, come suggerisce Papa Francesco “dacci oggi il nostro amore quotidiano. E il Signore lo dà fresco fragrante e profumato”

Giovedì 29 ottobre alle ore 14 presso la Chiesa di San Benedetto Abate verrà celebrato il rito delle esequie che verrà trasmesso in diretta sulla pagina FB dell’UPF

Chi (non) sostiene le famiglie, l’Italia fanalino di coda per le politiche

Uno studio della Cattolica fatto tra marzo e aprile sui nuclei familiari: anche la crisi della pandemia può essere occasione di crescita. Bene il Family Act, ma venga garantito un ruolo di centralità

di Elisabetta Carrà, Ordinario di Sociologia della famiglia e dei servizi alla persona, Università Cattolica Milano

Chi (non) sostiene le famiglie, l'Italia fanalino di coda per le politiche

In Italia, il Paese tacciato di “familismo”, dove la solidarietà tra i familiari, i famosi “congiunti”, è un valore primario, la famiglia è pressoché invisibile alle politiche. Il Family Act, da poco licenziato dal Consiglio dei Ministri, costituisce un primo segnale della volontà di invertire un processo che ci ha portati a essere fanalino di coda in Europa per percentuale di Pil dedicata a sostenere le famiglie. L’Italia è travolta da un drammatico calo della natalità. Una convergenza di fattori strutturali e culturali che ha generato un circolo vizioso, per uscire dal quale è essenziale un vero cambio di prospettiva.

…. continua a leggere l’articolo su il “Corriere della Sera”

Accompagnare, discernere, integrare

Indicazioni per la recezione del cap. VIII di “Amoris Laetitia”

Noi vescovi delle Chiese locali dell’Emilia Romagna rendiamo grazie al Signore per il recente percorso sinodale sulla famiglia raccolto nell’esortazione Amoris Laetitia (AL) che papa Francesco ha offerto a tutta la Chiesa e desideriamo esprimere la nostra profonda gratitudine e vicinanza a tutte le famiglie: a quanti, sentendosi chiamati, si stanno preparando a celebrare il loro matrimonio; alle famiglie che ogni giorno lo vivono nella fedeltà; a quanti sono in condizioni difficili per le avverse condizioni economiche, per la perdita del lavoro, per disgrazie e lutti; a chi patisce le ferite della lacerazione e della separazione; a chi vive situazioni «di fragilità e di imperfezione» (AL 296).

  1. La bellezza del matrimonio cristiano, via di santità

Intendiamo in primo luogo riaffermare la bellezza e intangibilità del matrimonio sacramentale, via di santità proclamata costantemente dal magistero e ribadita da papa Francesco. Infatti «come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado morale e umano. Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire. Certo, non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ciò potessimo cambiare qualcosa. Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità. Ci è chiesto uno sforzo più responsabile e generoso, che consiste nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro» (AL 35). Ribadiamo che è possibile vivere il matrimonio in pienezza con l’aiuto della grazia sacramentale, della preghiera e della cura pastorale. Siamo riconoscenti alle famiglie cristiane che testimoniano l’amore sponsale e a quanti rimangono fedeli al matrimonio, nonostante le separazioni, talvolta in modo eroico.

  1. La «via caritatis»

Sulla via rilanciata da AL si sviluppa l’impegno di noi vescovi insieme alle nostre Chiese locali. E proprio su questa via intendiamo offrire percorsi e opportunità di discernimento alla comunità cristiana, per la riscoperta e l’annuncio del vangelo del matrimonio, per la crescita dell’amore degli sposi e per l’accompagnamento dei giovani al matrimonio; a chi opera con e per le famiglie – presbiteri, sposi, persone consacrate, laici, esperti – e, in forma particolare, a quanti chiedono di essere accolti e accompagnati a discernere e integrare la loro condizione familiare di separati e divorziati risposati o divorziati conviventi. Questa è la «via caritatis» (AL 306) che vogliamo percorrere insieme. Il nostro atteggiamento aiuterà tanti a mettersi in questione e a fare una nuova scoperta dell’amore di Dio nella propria situazione. Con questo intento ci riferiamo ora al cap. VIII di AL, per una sua piena recezione nella nostra Regione.

  1. Per un cammino di carità e verità

Alcune persone – anche sollecitate dalla pubblicazione di AL – si rivolgono alla Chiesa presentando la loro condizione di divorziati risposati o divorziati conviventi: interrogandola sul grado della loro appartenenza alla comunità, sulla loro idoneità ad assumere il compito di padrini o madrine, sulla possibilità di essere riammessi alla comunione eucaristica. Ringraziamo il Signore per questi incontri, consapevoli che l’intera comunità cristiana è chiamata a maturare un cammino di accoglienza, coniugando carità e verità, senza scadere nei facili estremismi di un lassismo che legittimi ogni situazione e di un rigorismo che condanni le persone. Per questo ci sembra importante indicare gli elementi essenziali sui quali le nostre Chiese locali possano delineare dei percorsi che si concretizzino in proposte diocesane, vicariali o parrocchiali e siano di aiuto al discernimento proposto da sacerdoti e operatori pastorali nelle singole situazioni.

  1. L’accoglienza iniziale

È indispensabile prima di tutto che i singoli e le coppie che chiedono aiuto alla Chiesa incontrino persone capaci di accoglienza: i sacerdoti, i consacrati, altre coppie oppure esperti disponibili. Il primo contatto può avvenire attraverso strade diverse e anche occasionali, ma è certamente essere utile disporre in ogni diocesi la possibilità di inviare i richiedenti ad una équipe di persone preparate e incaricate dal vescovo per questo percorso, in stretta collaborazione con l’ufficio diocesano per la famiglia e con il Tribunale ecclesiastico. La varietà delle situazioni è talmente ampia, che non si può immaginare un percorso iniziale uguale per tutti e nemmeno ipotizzare una casistica dettagliata. È bene chiarire fin dall’inizio del percorso che l’obiettivo del cammino non è di per sé quello di riammettere i richiedenti all’assoluzione sacramentale e quindi alla comunione eucaristica e che non vi sono tempistiche prestabilite o prove da superare. È un percorso, non un corso. L’obiettivo è invece quello di illuminare la coscienza delle persone, per aiutarle a farsi un retto giudizio circa la loro situazione. «Si tratta di un itinerario di accompagnamento e di discernimento che orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio» (AL 300).

  1. Criteri di verifica per il cammino

Da AL 298-300 possiamo ricavare alcuni criteri sui quali compiere il discernimento per giungere a una coscienza illuminata. Alcuni riguardano la prima unione, quella sacramentale: 1) gli sforzi per salvare il matrimonio; 2) la responsabilità nella separazione (voluta oppure subìta); 3) la certezza soggettiva “in coscienza” che il primo matrimonio è nullo; 4) la possibilità o meno di sanare la separazione; 5) il comportamento verso i figli quando l’unione è entrata in crisi; 6) gli eventuali tentativi di riconciliazione; 7) l’interesse per la situazione del partner abbandonato. Altri criteri riguardano la seconda unione: 1) il consolidamento nel tempo; 2) la presenza di figli e il loro bene; 3) la dedizione; 4) l’impegno cristiano; 5) la consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione; 6) la possibilità o meno di tornare indietro senza cadere in nuove colpe; 7) l’impatto della nuova relazione sul resto della famiglia, sulla comunità dei fedeli e sui giovani orientati al matrimonio.

  1. La verifica canonica e l’accompagnamento consultoriale

Chi tiene i primi contatti cercherà di valutare l’esistenza effettiva del vincolo matrimoniale. Dove possibile, le persone richiedenti saranno indirizzate al Tribunale ecclesiastico, le cui procedure sono state riformate e semplificate da papa Francesco nel documento Mitis Iudex Dominus Iesus (15 agosto 2015), per verificare le possibilità e le condizioni di un cammino di riconoscimento della nullità del precedente matrimonio. Sarà poi utile, da parte di coloro che accompagnano i richiedenti, consigliare un percorso in un Consultorio familiare di ispirazione cristiana, soprattutto nel caso in cui sussistano risentimenti nei confronti del primo coniuge o qualora le ferite affettive, inevitabilmente legate all’esperienza della separazione, si mostrino ancora aperte e influiscano sulla nuova unione. Il rasserenamento nei confronti del coniuge dal quale ci si è separati è necessario anche per poter compiere un cammino autentico di conversione e di penitenza.

  1. Percorso personale con un sacerdote

Il cammino dovrà incrociare costantemente la parola di Dio, cioè il Vangelo proclamato e vissuto nella Chiesa. A questo scopo è necessario che le persone in cammino siano accompagnate da un sacerdote, che periodicamente li aiuti a confrontarsi con la persona e l’insegnamento di Gesù, “volto della misericordia” del Padre, che chiama a percorrere la via stretta dell’amore.«Il colloquio col sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere» (AL 300). Ogni sacerdote, ogni confessore, può accostare e accompagnare le coppie e le persone che si rivolgono a lui, ricordando che non agisce mai “in proprio”, ma sempre con la Chiesa e nella Chiesa e può egli stesso rimandare le persone richiedenti ad altri confratelli; vi sono infatti situazioni che possono richiedere al sacerdote più tempo a disposizione e maggiori conoscenze e a volte vi sono da parte dei fedeli esigenze di riservatezza e di maggiore facilità nel dialogo con alcuni rispetto ad altri.

  1. Percorso comunitario e con una équipe

è auspicabile che si rendano accessibili dei gruppi dove il confronto con la parola di Dio possa avvenire nella comunicazione reciproca tra i partecipanti; la dinamica di gruppo permette di far circolare esperienze e di arricchirsi a vicenda, mettendo a confronto con il Vangelo i propri percorsi di vita. Molti gruppi esistono e operano già con frutto nelle nostre comunità, coinvolgendo anche persone, coppie e famiglie ferite dalla separazione. è comunque opportuno preparare nelle diocesi, come sopra accennato, anche équipes di presbiteri, consacrati, laici e coppie-guida che siano disponibili – sotto la cura diretta o indiretta del vescovo – a questo servizio specializzato, senza che questo possa sostituire l’accompagnamento personale da parte di un sacerdote.

  1. Il discernimento sui rapporti coniugali

La possibilità di vivere da “fratello e sorella” per potere accedere alla confessione e alla comunione eucaristica è contemplata dall’AL alla nota 329. Questo insegnamento, che la Chiesa da sempre ha indicato e che è stato confermato nel magistero da Familiaris Consortio 84, deve essere presentata con prudenza, nel contesto di un cammino educativo finalizzato al riconoscimento della vocazione del corpo e del valore della castità nei diversi stati di vita. Questa scelta non è considerata l’unica possibile, in quanto la nuova unione e quindi anche il bene dei figli potrebbero essere messi a rischio in mancanza degli atti coniugali. È delicata materia di quel discernimento in “foro interno” di cui AL tratta al n. 300.

  1. Un servizio comunitario

Non potrà mancare, almeno ad un certo punto del percorso, l’esperienza di un servizio nell’ambito di una comunità cristiana. Si potranno proporre servizi connessi alle attività caritative ed assistenziali, all’animazione oratoriale e sportiva, al canto e alla musica e così via. Questo impegno fa crescere sia coloro che lo assumono, sia la comunità cristiana; i primi potranno sperimentare la vita concreta di una comunità, con le sue ricchezze e i suoi limiti, e questa a sua volta si renderà conto che alcuni fratelli e sorelle stanno percorrendo un cammino di pieno reinserimento al suo interno, sensibilizzandosi alla loro condizione e favorendo anche la preghiera per loro.

  1. Significato dell’eventuale riammissione ai sacramenti

Nel caso in cui il percorso sfoci nella richiesta di riammissione ai sacramenti, sarà opportuno stabilirne le modalità, per evitare da una parte situazioni conflittuali e scandali e dall’altra la sensazione che la riammissione rappresenti una questione privata e una sorta di “eccezione” concessa ad alcuni (cf. AL 300). In ogni caso, è opportuno che la comunità nella quale i richiedenti si sono riaffacciati e hanno svolto un servizio, partecipi in qualche misura alla loro piena reintegrazione.

  1. Gratitudine alle famiglie, ai presbiteri, ai consacrati

La vita delle famiglie sta a cuore alla Chiesa e a noi vescovi che, grati per la famiglia nella quale siamo stati generati ed educati, vogliamo procedere insieme con commossa vicinanza e umile premura a tutte le famiglie, in modo particolare a chi vive con fatica, sente il dolore delle ferite e chiede sostegno per rinnovare fedeltà e speranza. Vogliamo esprimere la nostra gratitudine anche ai presbiteri, ai consacrati e a tutti coloro che camminano con le famiglie e ne accompagnano i momenti gioiosi e faticosi. La famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria ci indichi la strada e ci accompagni.

I Vescovi dell’Emilia Romagna

Bologna, 15 gennaio 2018

SE Mons. Perego incontra L’Ufficio e la Commissione famiglia

 

“Oggi mi fermo a casa tua”

Laboratorio per famiglie: “Oggi mi fermo a casa tua”

COSTRUIAMO INSIEME IL CALENDARIO DELL’AVVENTO.

CERCASI FAMIGLIE CON BIMBI DA 0 A 10 ANNI CON TANTA VOGLIA DI NATALE!!!

Anche quest’anno l’Azione Cattolica in collaborazione con l’Ufficio Famiglia propone il laboratorio di costruzione del calendario dell’Avvento.

Inizia infatti tra poco, per la Chiesa, un periodo particolarmente ricco di emozione e denso di significati. È l’attesa, la preparazione, il cammino verso il giorno del Natale di Gesù. Per i cristiani è un percorso di preghiera, allenamento, preparazione dello spirito, gesti d’amore quotidiani per giungere insieme al giorno del ricordo della venuta di Gesù tra gli uomini. E per le nostre famiglie cosa rappresenta? Per i nostri bambini? È importante raccontare ai nostri figli, fin da piccolissimi, cosa è avvenuto a Maria, Giuseppe e come è nato Gesù, fatto uomo per noi. Avvento e Natale sono l’occasione più bella per fare catechesi con i nostri bimbi, in famiglia. Quindi il periodo che precede la festività (Avvento), può diventare periodo di catechesi familiare speciale, tutta da scoprire e da sfruttare. Il Calendario d’Avvento è un modo per aiutare i bimbi a comprendere il passare del tempo, dei giorni e soprattutto è una bella idea pratica per accompagnare i piccoli, giorno dopo giorno, ad accogliere Gesù che viene tra noi e tra le nostre famiglie. In commercio ce ne sono a decine, ma vogliamo proporvi di costruirne uno insieme, molto particolare e di grande valore, perché fatto con le nostre mani e quelle dei nostri bambini. E magari possiamo proporlo ai nostri gruppi familiari e di catechismo parrocchiali!!! Sarà uno strumento valido per imparare e pregare insieme, nella nostra casa, tra le cose del quotidiano; ci aiuterà a trovare un piccolo spazio fisico e di tempo, ogni giorno, in cui genitori, figli, nonni “staranno insieme e insieme a Gesù che viene”.

Per questo vi invitiamo ad un pomeriggio di Spiritualità Familiare, un laboratorio di costruzione del Calendario dell’Avvento dal titolo “Oggi mi fermo a casa tua”, per famiglie con bambini da 0 a 10 anni che quest’anno si terrà per la prima volta contemporaneamente in tre punti della nostra diocesi. L’appuntamento è quindi per DOMENICA 26 NOVEMBRE alle ore 15:30

a Ferrara, presso Casa Bovelli, via Montebello 8, nella sede dell’Azione Cattolica

a Comacchio, presso Teatro della Scuola dell’Infanzia Nostra Signora di Lourdes

a Vigarano, presso la Parrocchia di Vigarano Pieve (nella chiesa provvisoria), via Mantova, 120

Ogni famiglia porterà con sé attrezzi utili per bricolage e per piccolo decoro (scotch di carta, colla stick, forbici, colori vari, carta velina, nastri, carta da pacchi, materiale per decorare es. bottoni, perline….). Finiremo poi con una bella merenda tutti insieme condividendo quanto ciascuno porterà!!!

Chi intende partecipare, comunichi la propria adesione agli organizzatori entro lunedì 20 novembre (per Ferrara: mail eugenioechiara@libero.it o cellulare 3289048415; per Comacchio: mail cristina_roberto2005@libero.it o cellulare 3401048341; per Vigarano mail albo.bizzi@alice.it o cellulare 3471081524)

La locandina dell’evento da diffondere

 

Scuola di alta formazione in pastorale familiare 2017/18

La proposta formativa prevede per questo anno pastorale quattro incontri biblici, che tratteranno il tema della famiglia e del matrimonio nelle scritture.

Gli incontri che si svolgeranno come nel precedente anno presso il monastero Benedettino di S. Antonio in Polesine, ringraziamo fin d’ora le sorelle del monastero che in un clima familiare ci danno ospitalità,  avranno il seguente calendario:

  • sabato 16 dicembre: il matrimonio e la famiglia nell’antico testamento “Il libro della genesi” relatore prof. Bruno Ognibeni.
  • Sabato 13 gennaio: il matrimonio e la famiglia nell’antico testamento “Il libro di Tobia e il Cantico dei Cantici” relatrice prof.ssa Rosanna Virgili.
  • Sabato 10 febbraio: il matrimonio e la famiglia nel nuovo testamento “Il Vangelo di Giovanni” relatore prof. Luca Pedroli
  • Sabato 24 marzo: il matrimonio e la famiglia nel nuovo testamento “Il Vangelo di Matteo” relatrice prof.ssa Rosalba Manes

Gli incontri avranno inizio alle ore 9,00 e termineranno alle ore 16,30 pranzeremo insieme presso il monastero.

Organizzare questi incontri non è mai cosa semplice, in particolare quando i relatori sono di caratura rilevante. L’invito a queste lezioni è rivolto a tutti coloro che desiderano approfondire il tema della famiglia e del matrimonio, in particolare a quanti desiderano mettere a disposizione tempo e competenze per un servizio nelle comunità della diocesi alla famiglia.

Auspichiamo che questo servizio di formazione offerto gratuitamente dall’Ufficio di Pastorale per la famiglia diocesano venga favorevolmente accolto dai parroci e che ogni realtà vicariale della nostra diocesi possa indicare almeno una coppia di sposi che possa poi proseguire il lavoro nelle comunità parrocchiali.

Sappiamo quanto sia faticoso organizzarsi fra i tanti impegni associativi e comunitari, ma crediamo che sia estremamente necessaria una formazione permanente e qualificata. Ricordiamo che il percorso non prevede alcun costo se non un libero contributo per chi desidera rimane a pranzo in monastero. Se fosse necessario per qualche famiglia il sevizio di baby sitter non esitare a contattarci

Monasteri nella città, una preghiera insieme

Con l’avvio dell’anno pastorale, riprendono le iniziative per quanti vogliono unirsi comunitariamente in preghiera.
Raccogliendo l’invito “Monasteri nella città, una preghiera insieme”, vogliamo innalzare al Signore lodi e suppliche per tutte le famiglie della nostra diocesi ed in particolare:
• per coloro che nel mese si sposano;
• per tutti i fidanzati in particolare per quelli che stanno seguendo il percorso in preparazione al sacramento nuziale;
• per le famiglie che attraversano momenti di crisi e difficoltà (relazionali, di rapporto genitori-figli, lavorative, economiche, di salute, ecc…);
• per le famiglie ferite (separati, divorziati, divorziati risposati e quanti convivono);
• per i bimbi nati nel mese, e per quelli mai nati.
• per le famiglie che nel mese hanno sperimentato lutti.
Il ritrovarsi insieme in quei momenti dell’anno liturgico particolarmente intensi e ricchi di significato, in famiglia, intorno all’altare del Signore, a pregare per le nostre famiglie, crediamo sia una cosa non solo opportuna ma fortemente auspicabile e necessaria.
Il primo appuntamento sarà sabato 2 dicembre, in apertura dell’Avvento, alle ore 21 per l’Adorazione Eucaristica, presso il monastero Carmelitano di S. Teresa.
In apertura della Settimana Santa lunedì 26 marzo 2018 alle ore 21, Meditazione sulla Passione di Cristo presso il monastero Corpus Domini delle sorelle Clarisse.
Infine nel mese di maggio ci troveremo lunedì 14 alle ore 18 presso il monastero Benedettino di S. Antonio in Polesine per il Santo Rosario Meditato.
Speriamo che la tempistica di questa programmazione consenta alle famiglie e alle realtà parrocchiali che desiderano condividere un momento comunitario la partecipazione.
Ringraziamo per la grande disponibilità tutte le sorelle dei monasteri di clausura della nostra diocesi che con la loro disponibilità ad aprirci le porte delle loro chiese e a partecipare con noi a questi momenti, ci permettono di conoscere una grande esperienza di contemplazione, fede e preghiera.
Un ulteriore ringraziamento va alla comunità del seminario che anche quest’anno di reciterà settimanalmente il Santo Rosario per le nostre famiglie.